Just a bReader

Dalla parte del primo bookReader mai esistito: il lettore.

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Il linguaggio della carta

Oggi ho iniziato a leggere “Il linguaggio dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh. L’eBook.

L’ho comprato in formato ePub perché era lì, disponibile subito, a portata di click e io lo volevo.

Ora sono a “pagina” 19 (so che le pagine di iBooks non corrispondono alle pagine reali… ma anche il termine “pagine reali” è un retaggio della mia cultura finora prettamente cartacea, quindi non ha più tanto senso parlarne. Non mi addentro troppo nella questione, spinosa, per ora) e già mi piace, a pelle.

E già, mentre leggevo quelle poche righe, sentivo il desiderio, quasi la necessità, di comprare il libro. Cioè, il libro no, quello l’avevo già comprato… Insomma, di comprare il libro cartaceo. Di averlo in mano, di poterlo sfogliare, di avere un oggetto diverso da quello che uso ogni giorno per chiamare casa (sì, sto usando ancora l’iPhone per leggere gli eBook, in attesa di qualche anima pia che mi regali un reader per Natale), di vederlo su una mensola e di riconoscerlo dalla costa e di ricordarmi l’esatto momento in cui l’ho comprato o me l’hanno regalato (e chi), cosa stava succedendo nella mia vita, come mi sentivo e perché. Di avere un oggetto che quasi in senso letterale racchiuda in sé una storia e… la sua aura; quasi come se mi aspettassi che, aprendolo, ne uscisse una scia di vapore con un certo colore e un certo profumo… l’anima del libro. E in un certo senso, per me, è davvero così.

Cose banali, insomma, cose che dicono tutti, al giorno d’oggi: dai lettori forti con gli scaffali della libreria incuneati dal peso dei volumi a quelli che si lamentano perché prima non leggevano i libri e adesso sono costretti a non leggere gli eBook.

Cose banali, ma non per questo non vere. Cerco di non essere prevenuta, cerco di non dare retta alla parte di me che, ottusamente, rimane legata a certi dettagli non pratici e antiquati come l’odore della carta, perché so che quella parte è solo una sovrastruttura mentale che centinaia di anni di tradizione cartacea hanno imposto su di me. Cerco di ribellarmi, ma è troppo difficile.

Immagino che, come Noemi Cuffia (ovvero Tazzina-di-caffè) ha detto ieri a Librinnovando, le cose cambieranno veramente quando tutti saranno nativi digitali.

E, come dire, nativi digitali si nasce, non si diventa.

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