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Dalla parte del primo bookReader mai esistito: il lettore.

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Dove elogio Davide Dileo a dismisura e parlo anche un po’ di polistorie

Dunque. Nuovo post, nuova avventura nel mondo dei libri, o meglio, anche in questo caso, dei libri elettronici.

Premetto che da quando ho letto DianaBlu di Davide Dileo (in arte Boosta: sì, è il tastierista dei Subsonica, ma non facciamoci traviare da questo) e da molto prima quando leggevo Topolino, mi sono sempre piaciute le storie a bivi, cioè quelle che permettevano al lettore di prendere le decisioni e, in base a quello che si sceglieva, la storia andava avanti in modo diverso.

E poi oggi mi sono imbattuta nella collana di Polistorie di Quintadicopertina e, sebbene io sia un po’ scettica riguardo alla possibilità dei “romanzi a bivio” di essere una strada di successo per la narrativa, ho scaricato un paio di demo gratuite (e questa è una cosa positiva), giusto per curiosità.

Ora, probabilmente sono io ad essere precisina/pignola. Però ci sono state parecchie cose che non mi sono piaciute. Come al solito.

1

Nel primo libro, Locusta Temporis di Enrico Colombini, abbiamo una ragazza, Marika che cerca il suo ragazzo, Jean. Avevano un appuntamento, lui non si è presentato, lei si è inzuppata di pioggia e in qualche modo (stavo per scrivere come, ma vi avrei rovinato il… gioco) è riuscita a trovarlo, ma…

Come trailer funziona, non c’è che dire. La demo funziona, c’è il finale aperto, un buon cliffhanger, insomma. Immagino che ai lettori verrà un po’ voglia di comprare il seguito. A me però no.

Semplicemente perché mi aspettavo un’altra cosa. Ovvero, qualcosa più Dianablu e meno Professor Layton; più romanzo, meno gioco. Più bivi, meno “indovinelli” da risolvere. E parlo di bivi veri, che portano a due strade diverse (che è ciò che mi affascina di questo genere, se di genere si può parlare), non di quelli finti in cui ci sono tre possibilità ma due sono strade chiuse e ce n’è una sola giusta, per cui alla fine sei costretto a scegliere quella.

Ma forse ero ingenua io, in quel modo sarebbe una struttura difficile da gestire. Difficile, non impossibile (un applauso a Davide Dileo).

E poi è un mystery, è un mistero da risolvere, la cosa doveva mettermi in guardia dall’inizio.

2

Ci vuole fegato per una collana del genere, lo ammetto. Però, perché qualcosa abbia successo deve essere fatto bene.

Già in Locusta Temporis avevo notato qualche refuso, qualche punto saltato, qualche incoerenza formale. Sono pignola, l’ho detto. Però, come dire, tutto questo non mi aveva impedito la lettura. Certo, anche dal punto di vista linguistico/lessicale mi sarei aspettata qualcosa di più da un libro che, nella versione completa, costa 3,50€.
A 50 centesimi io mi sono comprata di recente un libro di Fitzgerald (cartaceo), nuovo. Just saying.

È questo che mi ha fatto storcere il naso nella demo del secondo libro che ho scaricato, Verrà H.P. e avrà i tuoi occhi di Antonio Koch. Tra l’altro l’H.P. del titolo è Harry Potter e non so perché ogni tanto è esplicitato e ogni tanto no.

Lo stile di scrittura mi piace, è una sorta di stream of consciousness poetico e naive. Forse un po’ troppo naive. A dirla tutta, sembra proprio che un editor neanche ci abbia messo le mani, su questo libro. Alla prima pagina, già avevo i brividi. Maiuscole saltate, virgole messe a caso, accenti sbagliati, “a me mi”. E poi la storia delle pesche ripiene non l’ho proprio capita… diciamo che l’ho presa come una licenza poetica. Però diamine, sto pur sempre leggendo un libro, non una pagina di blog e da lettrice vorrei che questi dettagli formali fossero a posto.

Quello che mi dà fastidio è anche un fatto più generale: così si dà l’impressione che gli eBook siano “poco seri”, si crea un precedente e non si dà di certo una mano alla reputazione del libro elettronico, che non è ancora ben definita. Soprattutto in queste prime fasi, bisognerebbe stare molto attenti a questi dettagli, io credo. Così si aumenta solo la percezione che l’eBook sia qualcosa in meno rispetto al libro cartaceo.

Sono andata oltre la prima pagina, ma… non so se comprerò il libro completo.

Mi manca la terza demo, ma ho un po’ paura.

So che non si dovrebbe giudicare qualcosa in base alle proprie aspettative e che forse le mie aspettative sono troppo alte per essere soddisfatte… ma Boosta molti anni fa c’è riuscito.

Anche se è il tastierista dei Subsonica.

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