Just a bReader

Dalla parte del primo bookReader mai esistito: il lettore.

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These Books are made for Talking

Mentre, come ben sappiamo sin dal 1966, certi stivali sono fatti per camminare, certi libri sono fatti per… parlare.

Ho sempre creduto che leggere un (buon) libro sia di per sè un arricchimento culturale, che apra la mente a considerare più opzioni di quelle racchiuse nel nostro guscio di esperienza quotidiana; ma quello che davvero è più utile è discuterne con qualcuno, sentire opinioni diverse, magari accorgersi della loro validità e cambiare la propria.

La risposta più lunga che di solito ricevo quando chiedo ad un amico/conoscente “Hai letto [inserisci titolo a scelta]?” di solito è “No”.
E la risposta più lunga che ricevo se proseguo spiegando magari la trama del libro o chi sia l’autore è di solito uno snobissimo “Ahhhhh… No, non è il mio genere”.
Ok, forse devo cambiare amici.
O magari deve solo cambiare il mondo.
Il fatto è che, nel mondo, ci saranno centinaia di migliaia di persone che hanno letto proprio quel libro; il problema è che io non le conosco. E qui entra ovviamente in gioco internet, la grande rivoluzione del nostro secolo.
E per parlare di libri su internet c’è l’imbarazzo della scelta.

Senza entrare troppo nell’ambito di quello che viene chiamato social reading, sono sempre stata affascinata dalle possibilità di scambi di opinioni che internet offre e quando mi sono accorta di alcuni siti che promuovono questi scambi mi è sembrato che fosse già arrivato Natale (forse anche perché ho degli amici poco social e ancora meno reader).

Senza la pretesa di essere esaustiva, si va dai siti come aNobii, in cui si può creare una lista (con recensioni) dei libri che si sono letti (cosa che faccio ogni anno su carta da quando avevo 14 anni), a Shelfari o Goodreads, più internazionali.

Sul web puoi scambiare opinioni con persone non perché hanno fatto le elementari con te o perché siete compagni settimanali di tapis roulant in palestra. Incontri (virtualmente) gente che ha i tuoi stessi interessi, o anche solo un tuo stesso interesse, gente con cui effettivamente puoi parlare, discutere, anche litigare su una qualsiasi base comune, che si tratti de “L’interpretazione dei sogni” di Freud o dell’ultimo outfit della stella del cinema che odi. Gente grazie a cui puoi arricchirti e arricchire il tuo mondo.

Su questo concetto si basano quasi tutti i social network: di sicuro Twitter (in cui si sceglie chi seguire a seconda dei propri interessi) e soprattutto il meno conosciuto Tumblr.
Tumblr è un misto tra social network e miniblogging: si possono pubblicare i propri post (testuali, audio, con immagini, con video), ma la vera novità, a mio parere, è questi post possono essere “rebloggati” dagli altri utenti (magari aggiungendo un commento). Se usato con intelligenza, è condivisione di opinioni e creatività allo stato puro. Sulla dashboard appaiono solo i post degli utenti che seguiamo, ma possiamo anche cercare altri post correlati a quello che ci interessa attraverso la ricerca nei tag. I post sono più che altro grafici (con poche parole) e d’effetto: si cerca di far passare un messaggio in un modo efficace, che colpisca l’attenzione anche degli “scroller” più distratti. Da questo punto di vista, nonostante questo social network non sia prettamente incentrato sui libri o sulla lettura, se seguite i blog giusti potreste imbattervi in post davvero ottimi.

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