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Dalla parte del primo bookReader mai esistito: il lettore.

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L’ebook è il diavolo

Oggi vorrei parlare di un argomento che mi sta parecchio a cuore: i miei amici.

Più o meno. In realtà si tratta di analizzare, attraverso le persone di mia conoscenza, la percezione che hanno degli ebook persone normali che non lavorano in ambito editoriale e che magari non leggono neanche troppo. Non sto parlando di mia madre, che ha imparato a usare Internet per il meteo e che confonde Google con Facebook, ma di giovani: quelli che però alle elementari facevano le ricerche sui libri in biblioteca e non su Wikipedia. Non i nativi digitali, insomma, ma quelli un po’ nel mezzo, come me.

Nei mesi passati, parlando con amici e conoscenti, è uscito l’argomento della mia laurea e di conseguenza quello della tesi. E la domanda ovvia (anche se magari solo di cortesia) è stata in ogni caso: “Ah e su quale argomento verte la tua tesi?”.

La risposta completa sarebbe “L’autopubblicazione nell’editoria digitale”. Ma, aspettandomi un coro di “EH?” e “Cosa?” ad una risposta del genere, ho optato per il più semplice “Gli ebook”.

Catastrofe.

Perché se sull’autopubblicazione e sull’editoria digitale (che sembra chissà cosa) l’ignoranza nella maggior parte dei casi regna sovrana, di ebook qualcosa sanno tutti. Ci tengo a specificare che le persone che conosco non sono illetterate: tutte hanno frequentato le superiori, qualcuno l’università; qualcuno legge anche altri libri oltre a quelli onnipresenti di Fabio Volo. Vivono tutti in Italia (non in Burundi), hanno tutti Internet e un buon numero di loro possiede smartphones.  Nessuno è radicalmente convinto che la tecnologia sia il male (be’, a parte una).

Vediamo allora cosa mi sono sentita rispondere:

  • “…” = mia nonna. “Ah, cai rop lì gh’an el diaul denter.” (Trad: quelle cose lì hanno il diavolo dentro) = mia nonna dopo che le ho mostrato un ebook sull’iPhone. Be’, almeno questa è la sua spiegazione per qualsiasi oggetto elettronico, dal cellulare al computer. Però almeno ormai ha fatto la pace con il diavolo che fa funzionare il televisore.
  • “I che?” = stadio ignoranza totale, e vabbe’, che ci vuoi fare. Mia risposta: “Libri elettronici, l’argomento sono i libri elettronici.” Loro risposta ulteriore: “Ah, io non riesco mica a leggere dal computer”. Oooooooook.
  • “Ah, quelli della Apple!” = ignoranza quasi totale, travestita da barlume di informazione (sbagliata). Mia risposta: “No.”
  • “Ah, sì, gli iBook…” = ignoranza che conduce a interpretazione sbagliata. Dopo questa risposta ho capito meglio cosa intendeva dire la persona della seconda, quella della Apple: siccome siamo bombardati da iPad, iPhone, iTunes etc. pensiamo che tutto ciò che è tecnologico inizi con la “i”. Che tra l’altro si pronuncia “ai”, non “i”. Quindi secondo questa persona ho pure pronunciato male l’argomento della mia tesi. Ma dicevano, gli iBook, questi oggetti inesistenti. Che poi esiste l’iBookstore ed è della Apple e immagino che i suoi ebook si chiamino iBook, boh e comunque la Apple è solo una briciola di tutto quello che sta dietro alla parola ebook.
  • Nessuna risposta e sguardo saccente di chi pensa “E la tua università ti permette di scrivere una tesi su qualcosa di così inutile”? = la maggior parte delle persone. Mh, vedremo quando poi dovrete farvi insegnare da vostro figlio come si usi un iPad perché dovete assolutamente trovare la ricetta del branzino in salsa di peperoni di Benedetta Parodi e l’indice del libro cartaceo è lungo 7 pagine… Sì, la mia università mi permette di scrivere una tesi così inutile.

E voi? Avete avuto delle esperienze simili alla mia?

Spero proprio di sì, perché altrimenti (conclusione a cui ultimamente giungo spesso) devo cambiare amici.

Apocalisse 2014

Nella mia infinita (ed è davvero infinita) lista di preferiti del browser (quella di Google Chrome, perché Firefox ne ha un’altra tutta sua, creata quando usavo quel browser) ho ritrovato un post che forse non avevo letto con attenzione la prima volta, nella frenesia di trovare un argomento valido per la mia tesi di laurea. Per fortuna però l’ho bookmarkato (sono poco fan dell’italianizzazione di parole inglesi, davvero, è solo che a volte proprio la traduzione non mi sovviene), perché è un gioiellino.

Quante volte abbiamo letto articoli su “Quale sarà il futuro dell’editoria/libro/mondo” o “Cosa ne sarà dei libri“? Quante volte ci siamo trovati ad abbandonare l’articolo a metà perché troppo ascetico/apocalittico?

J.A. Konrath, per gli amici Joe, è questo signore qui. Ha anche un blog in cui parla della sua dieta di 30 giorni di sola birra, ma non è così interessante come potrebbe sembrare.

L’ho dovuto analizzare (la sua storia, non proprio lui) appunto per la tesi e subito su di lui ho avuto un’impressione: quella di un uomo estremamente rigoroso e pragmatico. D’altra parte tiene un blog sul quale scrive quasi ogni giorno da qualcosa come 7 anni. Io ne ho qualcosa come 7, tutti abbandonati dopo pochi giorni (ma questo no! Parola di scout).

Insomma, il gioiellino di cui parlavo è appunto un post di questo Konrath, in cui ci dice quale sarà secondo lui il futuro del libro.

Avete già smesso di leggere?

Bene.

Il link non ve l’ho ancora dato apposta.

Il post (del 2009) è interessante e divertente perché descrive una giornata normale di un normale lettore del 2014 e nel farlo snocciola tutte le previsioni che Konrath fa sull’ebook del futuro.

E a me è piaciuto. Non solo quel post, ma anche quel futuro.

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