Just a bReader

Dalla parte del primo bookReader mai esistito: il lettore.

Archivi per il mese di “febbraio, 2012”

Come si traduce in italiano la parola “hype”?

I primi 4 libri più venduti nella classifica di Amazon.com il 24 febbraio 2012

Un’immagine che non ha bisogno di molte spiegazioni.

Credo questa sia una delle maggiori differenze tra il mercato editoriale statunitense e quello italiano (o in generale europeo), ma non ho abbastanza elementi per metterne a fuoco le motivazioni.

Questo fenomeno, che non è isolato (si veda il successo della saga di Twilight) potrebbe essere dovuto al fatto che il pubblico americano sia più incline di noi a seguire delle mode, un genere o un solo scrittore?
Va anche detto che il film tratto da questa serie, The Hunger Games, uscirà nelle sale tra poco, quindi potrebbe trattarsi dell’influenza che Hollywood ancora ha sull’intera società statunitense e sulle loro abitudini.

Non so, ma di sicuro si tratta di un episodio a mio parere interessante, che potrebbe anche spiegare tanti altri fenomeni, come la mancanza in Italia di casi di successo eclatanti di autori autopubblicati.

L’ebook è il diavolo

Oggi vorrei parlare di un argomento che mi sta parecchio a cuore: i miei amici.

Più o meno. In realtà si tratta di analizzare, attraverso le persone di mia conoscenza, la percezione che hanno degli ebook persone normali che non lavorano in ambito editoriale e che magari non leggono neanche troppo. Non sto parlando di mia madre, che ha imparato a usare Internet per il meteo e che confonde Google con Facebook, ma di giovani: quelli che però alle elementari facevano le ricerche sui libri in biblioteca e non su Wikipedia. Non i nativi digitali, insomma, ma quelli un po’ nel mezzo, come me.

Nei mesi passati, parlando con amici e conoscenti, è uscito l’argomento della mia laurea e di conseguenza quello della tesi. E la domanda ovvia (anche se magari solo di cortesia) è stata in ogni caso: “Ah e su quale argomento verte la tua tesi?”.

La risposta completa sarebbe “L’autopubblicazione nell’editoria digitale”. Ma, aspettandomi un coro di “EH?” e “Cosa?” ad una risposta del genere, ho optato per il più semplice “Gli ebook”.

Catastrofe.

Perché se sull’autopubblicazione e sull’editoria digitale (che sembra chissà cosa) l’ignoranza nella maggior parte dei casi regna sovrana, di ebook qualcosa sanno tutti. Ci tengo a specificare che le persone che conosco non sono illetterate: tutte hanno frequentato le superiori, qualcuno l’università; qualcuno legge anche altri libri oltre a quelli onnipresenti di Fabio Volo. Vivono tutti in Italia (non in Burundi), hanno tutti Internet e un buon numero di loro possiede smartphones.  Nessuno è radicalmente convinto che la tecnologia sia il male (be’, a parte una).

Vediamo allora cosa mi sono sentita rispondere:

  • “…” = mia nonna. “Ah, cai rop lì gh’an el diaul denter.” (Trad: quelle cose lì hanno il diavolo dentro) = mia nonna dopo che le ho mostrato un ebook sull’iPhone. Be’, almeno questa è la sua spiegazione per qualsiasi oggetto elettronico, dal cellulare al computer. Però almeno ormai ha fatto la pace con il diavolo che fa funzionare il televisore.
  • “I che?” = stadio ignoranza totale, e vabbe’, che ci vuoi fare. Mia risposta: “Libri elettronici, l’argomento sono i libri elettronici.” Loro risposta ulteriore: “Ah, io non riesco mica a leggere dal computer”. Oooooooook.
  • “Ah, quelli della Apple!” = ignoranza quasi totale, travestita da barlume di informazione (sbagliata). Mia risposta: “No.”
  • “Ah, sì, gli iBook…” = ignoranza che conduce a interpretazione sbagliata. Dopo questa risposta ho capito meglio cosa intendeva dire la persona della seconda, quella della Apple: siccome siamo bombardati da iPad, iPhone, iTunes etc. pensiamo che tutto ciò che è tecnologico inizi con la “i”. Che tra l’altro si pronuncia “ai”, non “i”. Quindi secondo questa persona ho pure pronunciato male l’argomento della mia tesi. Ma dicevano, gli iBook, questi oggetti inesistenti. Che poi esiste l’iBookstore ed è della Apple e immagino che i suoi ebook si chiamino iBook, boh e comunque la Apple è solo una briciola di tutto quello che sta dietro alla parola ebook.
  • Nessuna risposta e sguardo saccente di chi pensa “E la tua università ti permette di scrivere una tesi su qualcosa di così inutile”? = la maggior parte delle persone. Mh, vedremo quando poi dovrete farvi insegnare da vostro figlio come si usi un iPad perché dovete assolutamente trovare la ricetta del branzino in salsa di peperoni di Benedetta Parodi e l’indice del libro cartaceo è lungo 7 pagine… Sì, la mia università mi permette di scrivere una tesi così inutile.

E voi? Avete avuto delle esperienze simili alla mia?

Spero proprio di sì, perché altrimenti (conclusione a cui ultimamente giungo spesso) devo cambiare amici.

Le quattro fasi dell’apocalisse (di nuovo)

Affrontiamo ora il discorso di come le nuove tecnologie vengono accolte dagli utenti, in particolare di come l’ebook viene accolto in una delle comunità meno intransigenti del mondo, quella dei lettori.

[Se scrivo in modo troppo formale oggi è perché sto ancora tentando di finire la tesi entro marzo e sono quindi meno in modalità “parla come mangi che tanto questa è Internet E QUI OGNUNO FA QUELLO CHE VUOLE” del solito. Se qualcuno capisse la citazione maiuscolizzata (il vizio dei neologismi orribili non me lo toglie nessuno) nonché tanto nazional-popolare da vomitare me lo faccia sapere, grazie, così potrò mandargli la mia tesi in ebook AUTOGRAFATA (appena scopro come si fa)!]

Tutto ciò secondo Brian David Johnson, che ha scritto il suo bell’articolo QUI e che io ho molto liberamente tradotto e riassunto.

FASE 1: MORIREMO TUTTI!

La fine di un mondo (si vede tanto che non è la terra?)

Ogni nuova tecnologia, anche se ancora in embrione, viene inizialmente trattata come l’inizio di un apocalisse, in particolar modo sul web, dove, senza contesto né fonti accertate, qualsiasi notizia può spargersi diventando sempre più inaccurata. Questa specie di telefono senza fili in cui la prima persona dice “libro digitale” e l’ultima dice “libro diabolico”, io credo, ha molto effetto su chi DEVE DEVE DEVE assolutamente avere un’opinione su qualsiasi cosa, anche se in effetti l’ultimo libro che ha letto è stato Cipì alle elementari. Libro fantastico, tra l’altro.

Insomma, moriremo tutti e la causa saranno gli ebook (con regia di James Cameron).

FASE 2: RUBERÀ MIA FIGLIA!

Nonna sotto l'effetto dei messaggi subliminali di un ebook

Quando alla fine (anzi, all’inizio) la nuova tecnologia entra nel mercato e magari inizia pure ad avere, ahimè, successo, ecco che entrano in gioco i valori morali. Nello specifico: sì ma i libri non vanno mica trasformati in giocattoli multimediali, così i giovani perdono ogni capacità di riflettere sulle cose, vai subito in camera tua ho detto che per oggi basta leggere ebook, il medico ha detto massimo uno al giorno e cose così. Di solito si dà la colpa alla società, che chissà cos’ha fatto poverina per meritarsi tutte le colpe di qualsiasi cosa succeda al mondo.

Di sicuro la prima cosa che quella strana malattia chiamata ebook colpirà sono i nostri affetti familiari: soprattutto i figli ma, perché no, anche un po’ la nonna che ormai legge le ricette di Benedetta Parodi sul suo iPad.

A questo punto forse non saranno gli ebook ad ucciderci, ma convinceranno la nonna a farlo per loro. Geniali.

FASE 3: NON LO USERÒ MAI

Tipica posizione di rifiuto

Parliamo ora di quelle persone che si chiamano early adopters, che sono poi i primi che decidono di dare un chance alle nuove tecnologie e, insomma, poi le introducono  (o no) anche a noi comuni mortali. Sono anche gatekeepers, ovvero quelli che hanno le chiavi e decidono se farti entrare o no.
Quindi, uno di questi individui ha ricevuto in regalo questo Natale un Kindle e si ritrova a pronunciare questa frase. Sì, vabbè, è un bel giochino. Ma non lo userò mai. E lo ripete mentre crea il suo account su Amazon. La dice poi anche quando scarica il suo primo ebook da 99 centesimi con un sorriso da ebete, perché “i libri non costano mai così poco!”. La ridice anche dopo aver comprato 25 ebook da 99 centesimi nei primi 5 minuti. E quando lo si trova a leggerli anche in bagno, dove non si può troppo nascondere l’oggetto del peccato, nonché il fatto che sì, oddio, in fondo, oggettivamente è abbastanza comodo da usare, certo l’odore della carta non ce l’ha, però dai, anche quest’odore di aggeggio tecnologico nuovo non mi dispiace e poi guarda, questo ebook qua l’ha letto anche il Mario e ha scritto su Twitter che gli è piaciuto, soprattutto questo passaggio qui, che poi è quello che ho condiviso anch’io su Facebook, pazzesco no? Dai, oh, lo devi troppo comprare, compralo, non l’hai ancora comprato?
FASE 4: DI COSA PARLI?

Regali che cadono dal cielo

L’ultima fase, è quella in cui ormai la “nuova” tecnologia viene adottata dalla maggior parte degli utenti e diventa la norma. Finalmente la nonna può leggersi Piccole Donne in ebook senza che nessuno le rompa le scatole. I bambini magicamente non sono più in pericolo e ancora una volta, come in un episodio di Smallville o Buffy, il mondo è salvo.

These Books are made for Talking

Mentre, come ben sappiamo sin dal 1966, certi stivali sono fatti per camminare, certi libri sono fatti per… parlare.

Ho sempre creduto che leggere un (buon) libro sia di per sè un arricchimento culturale, che apra la mente a considerare più opzioni di quelle racchiuse nel nostro guscio di esperienza quotidiana; ma quello che davvero è più utile è discuterne con qualcuno, sentire opinioni diverse, magari accorgersi della loro validità e cambiare la propria.

La risposta più lunga che di solito ricevo quando chiedo ad un amico/conoscente “Hai letto [inserisci titolo a scelta]?” di solito è “No”.
E la risposta più lunga che ricevo se proseguo spiegando magari la trama del libro o chi sia l’autore è di solito uno snobissimo “Ahhhhh… No, non è il mio genere”.
Ok, forse devo cambiare amici.
O magari deve solo cambiare il mondo.
Il fatto è che, nel mondo, ci saranno centinaia di migliaia di persone che hanno letto proprio quel libro; il problema è che io non le conosco. E qui entra ovviamente in gioco internet, la grande rivoluzione del nostro secolo.
E per parlare di libri su internet c’è l’imbarazzo della scelta.

Senza entrare troppo nell’ambito di quello che viene chiamato social reading, sono sempre stata affascinata dalle possibilità di scambi di opinioni che internet offre e quando mi sono accorta di alcuni siti che promuovono questi scambi mi è sembrato che fosse già arrivato Natale (forse anche perché ho degli amici poco social e ancora meno reader).

Senza la pretesa di essere esaustiva, si va dai siti come aNobii, in cui si può creare una lista (con recensioni) dei libri che si sono letti (cosa che faccio ogni anno su carta da quando avevo 14 anni), a Shelfari o Goodreads, più internazionali.

Sul web puoi scambiare opinioni con persone non perché hanno fatto le elementari con te o perché siete compagni settimanali di tapis roulant in palestra. Incontri (virtualmente) gente che ha i tuoi stessi interessi, o anche solo un tuo stesso interesse, gente con cui effettivamente puoi parlare, discutere, anche litigare su una qualsiasi base comune, che si tratti de “L’interpretazione dei sogni” di Freud o dell’ultimo outfit della stella del cinema che odi. Gente grazie a cui puoi arricchirti e arricchire il tuo mondo.

Su questo concetto si basano quasi tutti i social network: di sicuro Twitter (in cui si sceglie chi seguire a seconda dei propri interessi) e soprattutto il meno conosciuto Tumblr.
Tumblr è un misto tra social network e miniblogging: si possono pubblicare i propri post (testuali, audio, con immagini, con video), ma la vera novità, a mio parere, è questi post possono essere “rebloggati” dagli altri utenti (magari aggiungendo un commento). Se usato con intelligenza, è condivisione di opinioni e creatività allo stato puro. Sulla dashboard appaiono solo i post degli utenti che seguiamo, ma possiamo anche cercare altri post correlati a quello che ci interessa attraverso la ricerca nei tag. I post sono più che altro grafici (con poche parole) e d’effetto: si cerca di far passare un messaggio in un modo efficace, che colpisca l’attenzione anche degli “scroller” più distratti. Da questo punto di vista, nonostante questo social network non sia prettamente incentrato sui libri o sulla lettura, se seguite i blog giusti potreste imbattervi in post davvero ottimi.

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